Porti italiani tra competitività e sostenibilità

I porti italiani non hanno vissuto un anno felice: nel 2023 infatti si è assistito a un calo della movimentazione merci e dei container.  Una diminuzione tra il 3 e il 4%, con poche eccezioni positive. Una contrazione evidente che desta preoccupazioni; anche alla luce del contesto geo politico internazionale con le note interferenze degli Houthi nel Mar Rosso. Migliore invece la situazione per il traffico ro-ro, che si mantiene su livelli essenzialmente stabili, mentre ottimi riscontri arrivano dai dati relativi al numero di passeggeri transitati. L’aumento di passeggeri nei porti italiani è superiore al 16%, con aumenti vertiginosi – pari al 55% – nel caso dei crocieristi. Pur disponendo di 112mila posti in barca, la qualità dell’accoglienza nel nostro paese lascia in sospeso più di un interrogativo. A dimostrazione che tanti fattori – nessuno escluso – incide sulla crescita economica dell’intero comparto.

In calo merci e container

Pur considerando l’andamento generale dei porti italiani, occorre fare tutte le distinzioni tra le varie aree del nostro paese. Prendendo in esame il periodo tra gennaio e settembre dello scorso anno, Genova ha registrato una contrazione in termini di movimentazione container pari al 6% rispetto all’anno precedente. Migliore la situazione a Savona Vado dove invece si è assistito a un aumento di transiti in termini percentuali. Scendendo lungo il Tirreno, la situazione non è rosea più o meno ovunque. A Marina di Carrara, La Spezia e Livorno la diminuzione più consistente riguarda i container – con un calo stimato del 10%. Percentuali simili anche per l’ADSP di Napoli e Salerno, dove ancora una volta lo scenario peggiore riguarda il settore dei container rispetto al traffico merci.

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I dati del comparto nautico.

Volgendo lo sguardo all’Adriatico, verso gli scali portuali di Venezia, Trieste e Monfalcone, i numeri non migliorano, a conferma della tendenza generale. Nel capoluogo veneto, la contrazione tocca percentuali intorno al 4% per la movimentazione merci e del 10% per container. Fortunatamente, questi dati negativi sono bilanciati da un quadro più confortante nel comparto nautico. Le aziende del settore evidenziano un 2024 con buone prospettive rispetto ai dodici mesi precedenti. Diversi elementi lasciano propendere per questa ipotesi, dato che

  • La produzione italiana di superyacht si conferma leader nel mercato, con più di seicento modelli in costruzione
  • Sono aumentate le prenotazioni per le imbarcazioni charter rispetto a un anno fa

Alla luce di questi dati emerge la necessità di attuare la pianificazione dello spazio marittimo, che possa uniformare le diverse realtà del nostro paese con ripercussioni positive per i porti italiani. In ambito nautico e per il mondo del diporto.

Il futuro: norme, investimenti, hub energetici

Lo sviluppo del diporto nautico giocherà un ruolo fondamentale per l’economia turistica italiana. In termini di occupazione e occupabilità, di costi e investimenti, di ricavi e guadagni che possano giovare allo stato e alle imprese. Per poter competere con altri scali continentali ed extra europei, i porti italiani hanno bisogno di

  • Attirare investimenti mirati – dall’estero e dal mercato interno – in grado di avviare uno sviluppo sostenibile delle infrastrutture alla luce della transizione energetica e digitale
  • Avere come riferimento una normativa chiara, esaustiva, uniforme, perché non vi siano squilibri e difformità tra le diverse aree del paese.

Considerando il passato, il presente, il futuro delle rotte marittime e degli interscambi commerciali nel Mediterraneo, il sistema logistico e portuale deve calamitare l’attenzione degli investitori. Magari facendo leva su un volume d’affari che attualmente supera i 300 miliardi di euro. Così come sulla conversione di alcuni porti italiani in veri e propri hub energetici.

trasporto marittimo

La rotta verso lo sviluppo economico

Oggi più che mai è fondamentale una logistica efficiente, anche grazie alle risorse – 630 milioni di euro – messe a disposizione dal PNRR per le Zone economiche speciali. Ma cosa comporta in ambito logistico – portuale una logistica smart e sempre più ottimizzata? Indubbiamente una crescente connessione – reale, non solo virtuale – tra aree ad alta vocazione industriale e porti italiani più vicini. Vedasi gli scali di Venezia e Trieste, affacciati sull’Adriatico, i quali costituiscono uno snodo cruciale tra Nord Italia e paesi dell’Europa centrale, Europa occidentale ed Europa orientale. In altre parole, aree caratterizzate da un notevole sviluppo economico da un lato, e zone con ottime prospettive di crescita dall’altro. Non dimentichiamo, dunque, gli innumerevoli vantaggi di un porto che funziona, come

  • Incentivo agli insediamenti produttivi
  • Incremento dell’export
  • Riduzione dei gas serra e dell’impatto ambientale

Riqualificazione e logistica smart

I conflitti in Ucraina e nel Medio Oriente hanno ridisegnato ambizioni geopolitiche e scenari che sembravano già delineati – come nel caso della via della seta. Pur ragionando in un contesto internazionale, i singoli stati tengono conto della attuale crisi della globalizzazione per ripensare la strategia dei propri porti anche in ottica intermodale. Data la complessità dell’orografia del nostro paese, i porti italiani hanno bisogno forse più degli altri di una rete stradale e ferroviaria degna del ventunesimo secolo. Segnali interessanti arrivano da Genova, che grazie al completamento del Terzo valico dei Giovi, punta ad ottimizzare i collegamenti con Milano e quindi il resto dell’Europa. L’auspicio è che i porti italiani diventino competitivi, ma perché questo avvenga, è necessaria la riqualificazione delle aree di prossimità e dell’immediato entroterra.


Pianificazione dello spazio marittimo, regole e opportunità

La pianificazione dello spazio marittimo ricopre un ruolo cruciale per lo sviluppo di un’economia portuale sostenibile. Grazie alla Direttiva 2014/89 UE tutti gli stati membri devono attuare misure considerate strategiche per tutelare l’ecosistema, produrre energia rinnovabile, promuovere la coesistenza di pesca, trasporto marittimo e turismo. Attraverso i piani di gestione i singoli paesi devono individuare luoghi e definire tempistiche perché le attività marittime non impattino più su mari e coste. Con il D.Lgs. 201 del 17 ottobre 2016, il nostro paese ha recepito la direttiva approvata a Bruxelles. L’anno successivo, il Consiglio dei ministri ha istituito con apposito decreto delle linee guida specifiche. Tutte deputate alla definizione delle aree marittime ove predisporre la pianificazione dello spazio marittimo, in base alla rilevanza in termini di movimentazione. Vere e proprie nuove sotto regioni: quella del Mediterraneo centrale, occidentale, adriatica e ionica.

Il quadro normativo

La pianificazione dello spazio marittimo è sinonimo di visione globale. Una crescita sostenibile deve tener conto di più fattori: economici, sociali e soprattutto ambientali. Senza la loro integrazione non è possibile adottare o implementare le misure di una corretta gestione del settore marittimo. Così come risulta fondamentale un quadro normativo uniforme. Attraverso la Direttiva 2008/56 L’Unione Europea promuove uno strumento politico intersettoriale che coordini un’effettiva distribuzione spaziale e temporale di tutte le attività nel nostro ambito. Pur svolgendo un ruolo cruciale, l’adozione di un piano comunitario non è scevra da rischi. Tutti i paesi hanno riscontrato delle difficoltà a introdurre progetti su larga scala. A dimostrazione che un processo così importante richiede una cooperazione continua tra ministeri e autorità locali.

Una gestione importante

Mare Adriatico, Mar Ionio, Mar Mediterraneo occidentale e centrale: sono queste le aree marittime sotto il controllo delle autorità italiane.  Ciascuna sottoposta alla pianificazione dello spazio marittimo attraverso piani di gestione, definiti secondo linee guida “contenenti gli indirizzi e i criteri”, in linea con l’articolo 4 della direttiva 2008/56/UE. La pianificazione dello spazio marittimo copre un’ampia gamma di usi e attività, quali

  • Pesca e acquacoltura
  • Siti deputati alla protezione e alla conservazione del patrimonio ittico
  • ricerca e sfruttamento delle risorse minerali
  • ricerca e sfruttamento delle risorse energetiche finalizzate alla produzione di fonti rinnovabili
  • monitoraggio dei flussi di traffico, nonché rotte di trasporto marittimo
  • zone deputate all’ addestramento delle forze navali e militari
  • aree strategiche per fini scientifici, attività estrattive o di ricerca scientifica- tracciati per cavi e condotte sottomarine
  • tutela del paesaggio costiero.

I rischi per la blue economy

Secondo quanto sostenuto dal WWF l’UE è ancora però lontano dagli obiettivi ambiziosi di una vera e propria economia blu. Sedici nazioni esaminate, e pur con le dovute distinzioni, nessuna ancora in grado di soddisfare pienamente i requisiti dovuti. Nell’ottica della pianificazione dello spazio marittimo, è auspicabile una partnership su scala continentale. Allo stesso tempo è impensabile poter preservare lo stato ambientale e utilizzare energie rinnovabili, senza coinvolgere direttamente piccole imprese che lavorano nella pesca o per il settore turistico. Dopo aver visitato siti e valutato piani per le aree marine, il WWF ha stabilito che al momento la Slovenia è il Paese che più di tutti ha gestito le attività marittime secondo un approccio ecosostenibile. Riguardo a paesi con doppio affaccio sul mare, Spagna e Francia hanno fatto meglio sulle sponde mediterranee rispetto alla parte atlantica. Mancano all’appello i dati di Croazia, Cipro, Grecia e Italia.

La crescita sostenibile non più rimandabile

La Commissione europea ha già sottoposto l’Italia a una procedura d’infrazione, dovuta al mancato recepimento della Direttiva 2014/89/UE, malgrado la scadenza legale fissata a Marzo 2021. Il 2 novembre 2023 si è conclusa la procedura di Valutazione ambientale strategica prevista per attuare il Piano di gestione dello spazio marittimo italiano – Area marittima Adriatico. A distanza di mesi non è ancora perfettamente delineato. Il piano resta l’unico documento in grado di individuare e definire ciò che è possibile realizzare nelle aree costiere e marittime soggette all’autorità del nostro paese. Anche alla luce di ciò che  almeno in origine – costituivano le ambizioni della pianificazione dello spazio marittimo in ambito comunitario, quali

  • una politica marittima globale dell’Unione, tenendo conto delle specificità territoriali e settoriali
  • la necessità di rispettare il principio di sussidiarietà,
  • lo sviluppo di un’economia marittima, competitiva e sostenibile, in armonia con l’ambiente marino.

Un approccio ecosistemico per contrastare (anche) il climate change

Per quanto fondamentale, la pianificazione dello spazio marittimo è solo uno degli strumenti a nostra disposizione per coordinare le politiche marittime settoriali. La sicurezza – attraverso la sorveglianza marittima – resta prioritaria, così come dati e informazioni. Tutto concorre in favore di una politica di equilibrio mirata alla risoluzione di eventuali controversie, che guardi avanti verso un futuro sostenibile e competitivo per l’intero continente. Attraverso la cooperazione i singoli stati possono gestire uno spazio marittimo comune, e affrontare sfide sempre più pressanti. Per centrare obiettivi immediati e ambiziosi è necessario un coinvolgimento di regioni e autorità locali. In grado di monitorare quelle attività umane pericolose per la salvaguardia dei corsi d’acqua e di interi tratti costieri.